25 aprile 2015

immigrazioni a confronto: 1975 vs. 1947

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Data astrale 25.04.1975 diario di bordo....direbbe il capitano Kirk dell'enterprise.....

Continuo a ripercorrere emotivamente a ritroso il viaggio fatto 40 anni fa, mi è impossibile non pensare a quei giorni e continuare il mio diario......naturalmente senza scendere nel personale:
Dopo essere partiti dal porto di Buenos Aires, sulla nave Eugenio "C" cominciava una nuova esperienza difficile da dimenticare dove, tra la confusione emotiva e la novità di questa città galleggiante che dondolava, era difficile capire se si stava lasciando la propria terra o se si era partiti per una crociera, visto che la giornata veniva organizzata con ogni tipo di svago e divertimento ....


I primi due giorni navigammo ancora lungo la costa brasiliana, approdammo a Santos ed il giorno dopo a Rio de Janeiro con le guide che ci facevano visitare la città e ci davano qualche accenno della loro storia....nei seguenti 10 giorni ci trovammo in pieno oceano, dove oltre ai gabbiani e ai delfini non si vedeva altro....e tra i giochi che si organizzavano in piscina, pranzi e cene a tema, cinema, giochi pomeridiani, bingo e ballo serale non è che ascoltassi tanto mio padre che mi raccontava del suo viaggio fatto 30 anni prima e di come era stato diverso.....

Per quanto l'Argentina accogliesse ancora gli immigrati nel 1947, vi erano delle regole rigide da dover rispettare, per quel poco che so lo erano ancora di più negli Stati Uniti.
Ti davano l'autorizzazione a partire solo se avevi già preso dei contati, tramite un conoscente che abitava e lavorava già in Argentina, e ti era stato assegnato un posto di lavoro; altresì dovevi avere già un posto dove andar a dormire. Se tutte queste condizioni erano soddisfatte potevi imbarcarti, ti prendevano le impronta digitali, venivi schedato e da lì in avanti cominciava una viaggio lungo 30 giorni dove non c'erano né piscina, né balli né divertimento....solo un gran mal di mare che lasciava a molti sulle cuccette senza mangiare per giorni......
Una volta arrivati a destinazione salivano a bordo di ogni nave degli organi di controllo che visionavano la documentazione richiesta, effettuavano una visita medica e confermavano o meno lo sbarco ad ogni singolo immigrato.

Una volta sbarcati venivano indirizzati all' "Hotel Immigrazioni" che si trovava nello stesso porto e, sempre ricordando i racconti di mio padre, lì avrebbero trascorso la quarantena.
Il complesso era composto da diversi edifici dove, oltre l'hotel dove potevano dormire fino a tremila persone in grandissimi stanzoni dislocati su tre piani ed il salone per il pranzo al piano terra, vi era un ospedale ed un'officina di lavoro.....

Sarebbe troppo polemico voler confrontarlo con la realtà che viviamo oggi in Italia..... non è questo il mio intento.

Voglio invece concludere raccontandovi che l'hotel oggi è diventato un "museo nazionale dell'immigrazione", e mi auguro di poter, prima o poi, visitarlo consapovelo che da lìnon solo ha transitato mio padre ma tantissimi italiani che hanno segnato una storia.....

2 commenti:

  1. I miei nonni partirono nel 46 senza avere un lavoro. Raccontavano che furono gli stessi del Hotel Immigrazione che glielo offrirono, in base al mestiere che sapevano fare. Simone

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    1. Simone credo che ci siano stati dei periodi più o meno attivi nella stessa struttura, ho sentito persino che nelle officine di lavoro insegnavano anche a svolgere determinati mestieri, soprattutto alle donne.
      Come altresì a sentito che per i primi 5 giorni l'alloggio era gratuito, dopodiché se non avevi altro posto dove andare dovevi pagare il soggiorni.
      Veramente sarei molto curiosa di poter sentire altri racconti di chi lo ha visuto personalmente o da chi lo ha sentito raccontare dai propri cari come me, che racconto ciò che mio padre ha vissuto e che ci ha raccontato da quando noi figli eravamo piccoli.
      Se sai darmi qualche altra informazione di come i tuoi nonni hanno trascorso quei giorni te ne sarei molto grata.
      Ti auguro una buona giornata. Adriana

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