1 maggio 2014

1 maggio e le "virtù"

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Oggi è la giornata internazionale dei lavoratori, che si festeggia in quasi tutte le nazioni del mondo, però, al di là di fare gli auguri a tutti i lavoratori, sia quelli che hanno la fortuna di avere ancora un lavoro, sia a quelli che hanno lavorato e adesso sono disoccupati, sia a quelli che lo cercano, sia a quelli che......... ma non voglio allungarmi in questo discorso e meno che meno entrare nel suo merito, non è questo il luogo, questa è una semplice "granja".
Invece mi piacerebbe raccontarvi di una vecchissima tradizione che è legata a questa data, e che ancora oggi è vissuta in tutto il Teramano, luogo nativo di mio padre .
Questa tradizione, che arriva a noi dall'ottocento, è molto ricca di significati simbolici ed è un rito propiziatorio che invoca l'arrivo della primavera: bisogna considerare che nei tempi passati la cadenza della vita era legata all'agricoltura ed alle stagioni; un prolungamento dell'inverno sarebbe stata causa di grandi carestie per l'esaurimento delle scorte alimentari, con il suo relativo ritardo nelle colture!! Più che naturale che si festeggiasse la feconda e generosa primavera e dei nuovi raccolti.
Sulle tavole della festa di Maggio spiccava il fatidico piatto le "virtù",
a base di legumi, di verdure e di pasta di vario genere; un insieme di prodotti secchi e freschi, i più poveri della terra: il 30 aprile si ripuliva tutto quello che era rimasto nella "credenza", compreso il prosciutto fatto a dicembre, di cui ormai era rimasto solo l'osso con qualche pezzettino di carne.


     Una leggenda narra che le Virtù  dovessero contenere sette tipi di legumi, sette tipi di pasta, sette tipi di erbe, che il tutto dovesse essere cucinato da sette vergini per ben sette ore, sette proprio come le virtù cristiane.  (Oggi è un pò difficile trovare sette....ore!!!)

Per farvi avere un'idea vi dico, a sommi capi, gli ingredienti: i legumi secchi quali i fagioli tondini, cannellini e ogni sua diversa qualità, i ceci, le lenticchie, le cicerchie  (un legume antichissimo con una forma molto particolare, simile al mais, giusto per farvi avere un'idea); mentre per i legumi freschi, della stagione abbiamo le fave ed i piselli. Si prosegue con le patate, i carciofi, carote, bietole, indivia, cavolfiore, verza, scarola, cicoria, spinaci, lattuga, rape, finocchio; conserva di pomodoro. Come aromi abbiamo la cipolla, l'aglio, sedano, prezzemolo, borragine, salvia, timo, maggiorana, menta, aneto, peperoncino. E adesso le carni: l'osso del prosciutto, le cotiche, i piedi e le orecchie del maiale, pancetta, guanciale, lardo, le pallottine di manzo (tipiche polpettine Teramane, di misure molto piccole). E per finire i diversi formati di pasta secca, anche se non manca la pasta fresca, anche quella colorata, qualche raviolo e tortellino di carne.

Non pensiate che sia semplice da preparare, ci vuole una grande maestria  per poter far diventare questo piatto una prelibatezza, dove non prevalga il sapore di un singolo ingredienti, ma sia un'unica armonia di sapori e dove ognuno mantenga il punto giusto di cottura. E' proprio per questo che si chiama virtù??!!

La paternità di questo piatto è molto contesa nel Teramano, e ve ne sono diverse varianti nella vallata del Fino e nella zona del Tronto; ho letto, e di questo non ho una informazione personale, che Giulianova e  Roseto includano tra gli ingredienti il pesce del loro mare Adriatico.

Ho lasciato per ultimo una curiosità molto importante: le virtù sono simbolo dell'ospitalità, dell'amicizia, del vicinato... è un piatto che si offre e si condivide......è un piatto che unisce, e allora
BUENA VIRTÚ A TODOS!!!!

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